La banca, la guerra, la repressione.

(Illustrazione da Grosz, Eclissi di sole, 1926)

Un capo paludato dalle insegne del potere assoluto, un banchiere-suggeritore, un parlamento di consenzienti esecutori, il popolo, asinello con i paraocchi, nutrito dei media di potere: un mondo in cui, in luogo del sole, brilla l’oro del denaro. E, sotto il tavolo imbandito del sistema, a subirne il peso luttuosamente insostenibile, invisibili. quelli che non ci stanno: i carcerati e i morti.
Mala tempora currunt….

Napoli 17 marzo 2001

Un’intera città si ribella contro il Global Forum e l’istituzione della prima “zona rossa”. Le proteste vengono duramente colpite da una repressione che continuerà a Genova e che non si è più fermata: lo sa bene la mia Valle che resiste.

Espropri, oggi è toccato a me.

Mi è pesante ricordare, perché prevalgono la rabbia sorda, il senso di frustrazione. Anche questo dovranno pagare.
Centinaia di armati sparsi ovunque; “in mano nemica” il ponte sulla Dora, che immette al cancello della centrale . Cancelli e poi ancora cancelli, divise di tutte le fogge, mezzi blindati.
In cantiere si entra solo in pullmino, sui terreni oggetto di esproprio si arriva solo scortati.

Lì comincia la pena unica, la più vera, ti assalgono i ricordi di una lunga resistenza.
Ripenso ad una notte di neve improvvisa, trascorsa al riparo della” bailatta” di cui nulla resta, se non una labile traccia sul terreno. E non è rimasta traccia del “bruco”, l’installazione realizzata da un giovane architetto grazie al lungo, paziente lavoro dei “Pintoni attivi”.

E’ questo l’ultimo angolo di un paesaggio che non c’è più, cancellato dal cantiere TAV; luoghi difesi metro per metro con una lunga resistenza, avvelenata dai lacrimogeni, travolta a suon di ruspe, manganelli e tribunali…

Eppure anche qui, fiduciosa, ignara dei tempi che si preparano, fiorisce la primavera. Le brevi radure sono un tripudio di primule; su betulle, ciliegi, castagni si scorgono le prime gemme. La piccola immagine, davanti a cui pregavano i cattolici della valle, ha un ingenuo, soave volto di fanciulla. E intorno i merli intessono canti d’amore e di speranza.

Mentre mi allontano, scortata da tecnici e poliziotti, mi pesa addosso un senso di vile impotenza, come nell’abbandono di una persona cara…. No, non può, non deve finire così.