Lucciole

Un tripudio di lucciole sulle stoppie dei grano mietuto, nel sottobosco che accompagna le acque del canale.
Grilli, la voce di questa notte d’estate ad accompagnare i passi silenziosi verso quello che fu un bosco risorto sulla terra inquinata dalle acciaierie, ora ridotto ad un fortino per la grande mala opera.
Poi i lacrimogeni, il veleno che annienta, insieme alla salute umana, la vita naturale , questa violentata tenerezza.
Si ritorna, il respiro strozzato , l’animo in rivolta, in un buio muto di luci e di suoni.
La nostra lotta di liberazione è anche per queste esistenze minime, per la natura negata.

Piazza Alimonda, ora e per sempre Piazza Carlo Giuliani, ragazzo.


Erano soprattutto loro ieri, in piazza Alimonda, ragazze e ragazzi, non ancora nati, vent’anni fa, o troppo piccoli per aver vissuto quei giorni. Sguardi sinceri, generosità di cuore, proprio come quel ragazzo che in questa stessa piazza, perse vita e futuro, freddato dalla mano assassina del potere
Sul palco sale, per pochi istanti, forte e commovente nella sua fragilità, Haidi, sua madre. Tra quel mare di volti giovani e intenti, manca lui, l’unico, il più caro. Non esiste tregua possibile al dolore per quella morte.
Parte il corteo spontaneo, percorre via Tolemaide fino a piazza De Ferrari. Un percorso a ritroso, rispetto a quello di allora. Una marea di passi, voci, suoni, colori per le vie di un mondo sempre più ingiusto, precario, devastato, per riprendersi agibilità, vita degna, bellezza, riscoprendo rivolta, con le antiche parole della lotta.
Con loro Carlo c’é.

La campanella di casa mia

La campanella di casa mia: è lei la grande protagonista, nei racconti delle “forze dell’ordine”, i carabinieri della caserma di Susa chiamati ieri a testimoniare davanti al tribunale di Torino, sulla pervicacia recidiva delle mie “oltre duecento violazioni degli arresti domiciliari”.
E’ la storia, riveduta e corretta a scopo giudiziario, di quell’autunno-inverno 2016, che ricorderò sempre come uno dei periodi più utili, divertenti e affollati della mia vita.
Una campanella suonata più volte, a tutte le ore, nei giorni feriali e festivi, compresa la notte di Natale, senza mai risposta, se non la comparsa del mio cane Argo e, a volte, l’affacciarsi di Silvano che, puntualmente, confermava la mia assenza.
E, per provare il “delitto” che non ho mai negato, anzi sempre rivendicato, ore di carte e verbali scartabellati dal pubblico ministero e confermati diligentemente dai militi.
Un’anomalia quella rivendicazione, spiazzante per il cosiddetto ordine costituito; la tragica commedia della “Giustizia” improvvisamente inceppata, incapace di nascondere la squallida nudità del re.
Un’anomalia proprio come la mia campanella, rispetto ad un modello di società e di vita in cui tutto è elettrificato, informatizzato, robotizzato, genuflesso al controllo totale del sistema…..il “Progresso”, che si alimenta della devastazione sociale e ambientale e chiama futuro l’abisso verso cui sta correndo, inesorabilmente, a gran velocità.