Si parte e si torna insieme, sempre!

Care Compagne e Compagni dell’ Aska e del Neruda,
non posso essere qui oggi per gravi problemi familiari, ma per me è importante farvi giungere la mia condivisione piena di amore e di rabbia.
Il primo momento di lotta collettiva in cui ci conoscemmo fu il Primo maggio del ‘99, con lo spezzone sociale contro la guerra in Jugoslavia, che costò ad Aska un consistente assaggio della repressione a venire.
Insieme abbiamo fatto nascere la opposizione concreta contro il TAV e il modello di vita che lo genera.
E’ una lunga storia di presidi, di consapevolezza e di dignità che hanno rivitalizzato la vita sociale e culturale di una Valle destinata ad essere corridoio di traffico del capitale, in cui tutto passa e nulla rimane.
Abbiamo visto crescere intorno a noi una nuova resistenza, che dell’antica ha fatto rivivere gli ideali ed ha dato energie giovani, intelligenze, coraggio, fantasia, testarda coerenza alle ragioni di sempre, che vogliono liberazione, uguaglianza, dignità per gli uomini e per tutti gli esseri viventi.
Quella che abbiamo vissuto insieme è una storia meravigliosa, che ora dai tribunali del potere vi viene imputata a colpa, ma che è il grande dono che collettivamente ci siamo fatti e abbiamo fatto a chi era senza speranza.
Una storia che nessuna repressione potrà fermare, perché è vita e scorre verso il futuro, limpida e inarrestabile come l’acqua della Clarea, tenace come le radici dei castagni centenari che stanno smangiando l’asfalto del cantiere alla Maddalena.
Le nostre ragioni sono ineluttabili, forti di un conflitto che si allarga nel paese e nel mondo.
Abbiamo dalla nostra parte la memoria del passato, le sconfitte che chiedono risarcimento, l’invivibilità del presente, le istanze del futuro.
Io sono Aska, siamo tutte e tutti Aska e Neruda.

Nicoletta.

Ora Emilio è in Francia,

al carcere di Aix-Luynes presso Aix-en-Provence, in detenzione preventiva in attesa di giudizio.
La motivazione con cui gli sono state negate misure alternative al carcere è di per sé sorprendente: “non si è mai fatto sentire”. Ma da chi e perché avrebbe dovuto farsi sentire , visto che non ha mai ricevuto in merito né denunce, né avvisi di garanzia né comunicazioni di chiusura indagini?
Evidentemente tutto era già deciso e concordato tra tribunali italiano e francese, ed è stato messo in pratica con una strategia assassina, alla faccia della “Liberté, Egalité, Fraternité”.
Ecco i primi frutti del “Trattato del Quirinale” tra i governi Draghi e Macron per una “cooperazione bilaterale rafforzata”….
Ma Emilio non è solo.
Inondiamo la prigione dei nostri messaggi solidali!
Ecco l’indirizzo:
Emilio Scalzo, Maison d’arrèt d’Aix Luynes
70 route des Chateaux du Mont Robert CS20600
13595 AIX-EN-PROVENCE CEDEX 3.
Da lunedi avremo anche il numero identificativo da citare insieme al nome.
(Solo lettere : le prigioni francesi non accettano telegrammi)

Rondò Veneziano

2016030802943808377-1000x600Venezia, infiniti vicoli che si perdono tra campielli e canali; edifici corrosi dai secoli, misteriosi fondaci un tempo regno di artigiani e mercanti, dove pare ancora aleggiare il sentore di spezie e profumi d’oriente.. E’ questa la Venezia che ci accoglie e che percorriamo, in un intreccio di passi e di barche, fino a punta della Dogana

imageL’altra Venezia, quella regale e curiale di piazza San Marco, dove tra poche ore si ritroveranno i governi italiano e francese per siglare l’ennesimo patto di guerra agli uomini e alla natura, ci è interdetta, zona rossa blindata da mezzi militari e forze armate. Tra poco, solo per i loro macabri cerimoniali si accenderanno i candelabri di Palazzo Ducale, risplenderanno gli ori delle sale antiche. Immagino Piazza San Marco deserta, invasa dal grigiore di questa primavera che tarda, imprigionata dal gelo del clima e della storia. Mi figuro i colombi percorrere a piccoli passi uno spazio divenuto immenso, sconcertati da tanto vuoto.

2016030802935308456-1000x600Ma questa Venezia dove si è ritrovato il popolo che lotta, si prepara per via di terra e d’acqua a contrastare il divieto.

Una folla di bandiere, di ombrelli colorati avanza sotto la pioggia verso il Canale della Giudecca; una piccola flotta di barche che innalzano bandiere NO TAV e NO GRANDI NAVI sbuca dal reticolo di canali nel grande braccio di mare su cui domina la mole della Dogana da mar, procedendo leggera verso il bacino di San Marco.

Ma laCdBbE-GW0AA1gWX corsa non dura molto, va a cozzare contro un cordone di motoscafi della polizia. Le piccole imbarcazioni non cedono, cercano di insinuarsi nei varchi, ben presto speronate da poliziotti su moto d’acqua. Arrivano anche gli idranti, una grande macchina da guerra, come una torre natante che spara acqua di mare da innumerevoli cannoni.

Le barche sono investite da getti potenti, ma continuano l’arrembaggio, tra fumogeni colorati: ci sembra di rivivere i momenti più memorabili delle lotte in una Clarea trasposta nel mare di Venezia.

Quanddownload (2)o tutto finisce e donne e uomini resistenti toccano terra fradici ma non domati, sta ormai nascendo nell’immaginario collettivo il mito dei “pirati NO TAV”in lotta contro l’ingiustizia.

A sera, sui pullman del ritorno si intrecciano impressioni e racconti. Qualche anziano ha visto Venezia per la prima volta e per la prima volta è stato in barca; tutti raccontano con orgoglio che si fa già nostalgia la “battaglia navale” cui hanno partecipato.

notteScocca ormai la mezzanotte quando rientriamo in Valle.

Dall’alto ci accoglie la Sacra di San Michele illuminata.

All’orizzonte, tra le montagne sommerse dalla notte, la Clarea ci aspetta.