Mostafa aveva 59 anni

Questa notte, rannicchiato sotto le panche di un dehor di un bar torinese è morto di freddo e stenti un senzatetto. Si chiamava Mostafa, aveva 59 anni e, fino a qualche tempo fa, vendeva fiori sulle strade e nei ristoranti.

In questi giorni il Comune di Torino ha sgomberato i portici del centro, cacciando i tanti costretti a dormire in strada e portando in discarica coperte e cartoni.
Tanti senzatetto avevano come unica compagnia e affetto i loro cani, che ora, per divieto comunale, non potranno più tenere…
“Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no……”

Banda degli Ottoni a Scoppio, musica per il popolo

Dicembre 2015. La Milano confindustriale mette in pratica il jobs act recentemente approvato e si prepara a lucrare sullExpo.
Per l’inaugurazione della stagione lirica della Scala si rappresenterà il Fidelio di Beethoven. E’ la storia di una lotta di liberazione, sociale e di genere, ma alla lobby finanziario-industriale non interessa l’antico messaggio, quel che importa è l’esibizione del potere e delle ricchezze.
Mentre i ricchi si preparano a sfoggiare le toilettes, nella piazza si raccolgono le voci del dissenso.
A sostenere il dominio di sempre sono state schierate, come ogni volta, le truppe antisommossa.
Ma in piazza c’è anche la libera musica, la Banda degli Ottoni a Scoppio, musica per il popolo, la quale si frappone con uno scudo di di note alle manganellate che , quasi immediatamente, piovono sui manifestanti.
Per questo scudo musicale la Banda degli Ottoni è stata messa sotto processo e, il 15 dicembre scorso, due dei suoi componenti-simbolo, Roberto e Giancarlo, sono stati condannati per “resistenza aggravata a pubblico ufficiale e favoreggiamento”.
Da anni il Movimento NO TAV ha al suo fianco i musicisti della Banda degli Ottoni a Scoppio: sempre presenti, generosamente, ad aprire con una carica di note i nostri cortei e le nostre manifestazioni, portando allegria e voce musicale alla rabbia generosa del nostro popolo in lotta.
Per questo e per amore verso una storia collettiva che viene da lontano, storia di resistenze di gioiosa ribellione, oggi siamo con voi, cari compagni, contro l’ingiusta sentenza che vi colpisce.
Alla faccia dei loro tribunali, c’eravamo, ci siamo, ci saremo sempre!

Non è il covid!

Anche questa sera si torna a casa con la nausea ed i polmoni in fiamme. Non è il Covid: sono almeno un centinaio i lacrimogeni lanciati dal posto di blocco fatto di centinaia e centinaia di agenti in assetto antisommossa, schierati contro di noi giovani e anziani NO TAV.
Finisce così una giornata che ha avuto inizio nel cuore della notte, con l’occupazione militare e le ruspe che abbattono alberi e, per allargare il cantiere TAV devastano il sottobosco dei Mulini, là dove, protette da foglie ed erba secca, dormono le larve della Zerinthia, la farfalla meravigliosa e rarissima per la quale l’Università di Torino ha vantato un progetto di protezione.
Siamo un centinaio di persone, giovani ed anziani. Dopo una breve assemblea al presidio di Venaus, ci siamo messi in cammino verso il posto di blocco che impedisce l’accesso al Comune di Giaglione.
Lontano, molto lontano, al fondo della strada che serpeggia da frazione a frazione e si fa sentiero in mezzo ai boschi, resiste il presidio dei Mulini, un pugno di giovani sotto assedio.
Dopo il bivio dei Passeggeri, scendiamo per un breve tratto, lungo la statale che scende a Susa: un piccolo striscione portato dai ragazzi, qualche fiaccola sopravvissuta ad altre manifestazioni, slogan che ci danno coraggio contro il freddo e la notte .
La strada che sale dal bivio di Giaglione è tutta un lampeggiante blu.
I lacrimogeni ci piovono addosso all’improvviso, a freddo, in risposta a quattro slogan. Ne sono investite pure le case al bivio (vediamo facce spaventate alle finestre). I bossoli lasciano segni anche sulle carrozzerie delle macchine che transitano sulla statale verso casa.
Per sfuggire alla nuvola di veleno cerchiamo di ritornare verso il bivio di Venaus, ma altri lampeggianti blu ci respingono indietro, verso Susa.
Parte un’altra sparatoria di lacrimogeni. Siamo presi da tutte le parti, chiusi tra barriere di fumo che ci impediscono di respirare. Altri lacrimogeni sparati sopra di noi colpiscono la parete di roccia che delimita la strada a nord. Il fumo investe la parte alta di Susa, in direzione della casa di riposo protetta da giardini che nulla possono contro il fumo mortifero.
Intorno tutti tossiscono; c’è chi vomita; le mascherine anticovid, lungi dall’essere una protezione, aumentano il senso di soffocamento, intrappolano l’odore e il bruciore.
Dopo un tempo che sembra infinito, riusciamo a metterci in cammino verso Venaus. Nonostante la situazione difficile, nessuno si è defilato, nessuno ha cercato scampo da solo: anche questa volta, come sempre, si parte e si torna insieme.
Come sono lontani i palazzi del potere, dove, tra arroganza, menzogna e viltà si decide sulla vita e sulla morte di popolazioni e territori… Ma noi sappiamo che nulla potranno contro la testarda determinazione di una collettività che non dimentica il passato e lotta per il diritto alla vita e alla dignità, per tutti
I popoli in rivolta scrivono la storia. NO TAV, fino alla vittoria!