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Rondò Veneziano

2016030802943808377-1000x600Venezia, infiniti vicoli che si perdono tra campielli e canali; edifici corrosi dai secoli, misteriosi fondaci un tempo regno di artigiani e mercanti, dove pare ancora aleggiare il sentore di spezie e profumi d’oriente.. E’ questa la Venezia che ci accoglie e che percorriamo, in un intreccio di passi e di barche, fino a punta della Dogana

imageL’altra Venezia, quella regale e curiale di piazza San Marco, dove tra poche ore si ritroveranno i governi italiano e francese per siglare l’ennesimo patto di guerra agli uomini e alla natura, ci è interdetta, zona rossa blindata da mezzi militari e forze armate. Tra poco, solo per i loro macabri cerimoniali si accenderanno i candelabri di Palazzo Ducale, risplenderanno gli ori delle sale antiche. Immagino Piazza San Marco deserta, invasa dal grigiore di questa primavera che tarda, imprigionata dal gelo del clima e della storia. Mi figuro i colombi percorrere a piccoli passi uno spazio divenuto immenso, sconcertati da tanto vuoto.

2016030802935308456-1000x600Ma questa Venezia dove si è ritrovato il popolo che lotta, si prepara per via di terra e d’acqua a contrastare il divieto.

Una folla di bandiere, di ombrelli colorati avanza sotto la pioggia verso il Canale della Giudecca; una piccola flotta di barche che innalzano bandiere NO TAV e NO GRANDI NAVI sbuca dal reticolo di canali nel grande braccio di mare su cui domina la mole della Dogana da mar, procedendo leggera verso il bacino di San Marco.

Ma laCdBbE-GW0AA1gWX corsa non dura molto, va a cozzare contro un cordone di motoscafi della polizia. Le piccole imbarcazioni non cedono, cercano di insinuarsi nei varchi, ben presto speronate da poliziotti su moto d’acqua. Arrivano anche gli idranti, una grande macchina da guerra, come una torre natante che spara acqua di mare da innumerevoli cannoni.

Le barche sono investite da getti potenti, ma continuano l’arrembaggio, tra fumogeni colorati: ci sembra di rivivere i momenti più memorabili delle lotte in una Clarea trasposta nel mare di Venezia.

Quanddownload (2)o tutto finisce e donne e uomini resistenti toccano terra fradici ma non domati, sta ormai nascendo nell’immaginario collettivo il mito dei “pirati NO TAV”in lotta contro l’ingiustizia.

A sera, sui pullman del ritorno si intrecciano impressioni e racconti. Qualche anziano ha visto Venezia per la prima volta e per la prima volta è stato in barca; tutti raccontano con orgoglio che si fa già nostalgia la “battaglia navale” cui hanno partecipato.

notteScocca ormai la mezzanotte quando rientriamo in Valle.

Dall’alto ci accoglie la Sacra di San Michele illuminata.

All’orizzonte, tra le montagne sommerse dalla notte, la Clarea ci aspetta.

Un ambulatorio per barricata

282174_183814751762350_1809109278_n-300x92L’ambulatorio sociale autogestito Elinikò di Atene è pieno di pazienti in attesa, il giorno in cui andiamo a consegnare medicinali e prodotti dietetici anallergici per bambini acquistati col ricavato di una raccolta di solidarietà in Valle di Susa.

Sono stati i medici stessi ad indicarci le necessità: latte in polvere particolare per una bambina che soffre di pesanti allergie, vaccini contro tubercolosi e poliomielite (malattie che sembravano sconfitte e che tornano ad affacciarsi in scenari di estrema povertà e denutrizione), farmaci antiepilettici..

Siamo riusciti ad acquistare poco con il migliaio di euro che avevamo a disposizione, anche perché in Grecia il costo delle medicine, grazie alle multinazionali farmaceutiche e agli aumenti di tassazione conseguenti ai memorandum, è enormemente aumentato.

Grazie al lavoro totalmente gratuito di medici, infermieri, farmacisti, psicologi, semplici volontari (molti dei quali sono gli assistiti stessi) per la pulizia e la manutenzione della struttura, gli ambulatori autogestiti – più di sessanta in tutta la Grecia, nati dalle lotte sociali a partire 2010 – riescono a fornire assistenza a chi, senza lavoro, ha perso la copertura mutualistica, ma anche ai tanti che, pur coperti dalla mutua, non riescono a pagare i pesanti ticket sulle cure mediche: ad esempio, per quanto riguarda le medicine, l’assistenza mutualistica rimborsa soltanto il 25% del prezzo convenzionale, il quale è molto inferiore al prezzo reale.

Una realtà come l’Ellinikò fa anche da supporto agli ospedali pubblici, sia per la fornitura di medicinali sia per le consulenze specialistiche che le strutture statali, a causa dei pesanti tagli al personale e per la mancanza di fondi , non riescono più a garantire.

Troviamo dedizione, coraggio e grande gentilezza in questa struttura piccola, ma ordinatissima, il cui cuore è l’ambulatorio pediatrico-ginecologico, messo in piedi grazie al contributo solidale delle donne di tanti paesi del mondo. C’è l’ambulatorio per le cure dentistiche che funge anche da ambulatorio ortopedico; la saletta di cardiologia è condivisa col servizio di ecografia; fornitissima la farmacia dove i volontari sono al lavoro per catalogare i farmaci e prepararne le consegne.

415e5051-86b3-4aa9-884b-7f9afe7d1d69_largeMa questa è soprattutto una barricata contro l’Europa della troika e delle banche: quella stessa Unione europea che, mentre con una mano , attraverso i memorandum, porta guerra ad un popolo dignitoso e fiero, con l’altra conferisce all’ambulatorio dell’Ellinikò un riconoscimento per il particolare valore morale e civile del suo operato. Riconoscimento prontamente e all’unanimità rifiutato dalle donne e dagli uomini dell’ambulatorio che, quotidianamente, di tale guerra assistono le vittime.

La volontà di quanti qui operano e di lottare senza mediazioni, e non certo ai fini di allargare un privato sia pure sociale, ma perché sia ripristinato un servizio pubblico gratuito e dignitoso per tutti .

E’ ormai mezzogiorno quando ce ne andiamo, mentre la fila di chi chiede aiuto non accenna a diminuire: qualcuno viene per cure, altri portano medicine; nulla si butta: anche confezioni già iniziate, se in buono stato e non scadute, vengono riprese e ridistribuite.

Intorno a noi l’inverno sa già di primavera. Si respira aria di mare: è mare quello che si intravede in lontananza, oltre l’immensa distesa di spiazzi e capannoni abbandonati che un tempo costituivano la base aerea americana e l’aeroporto civile . Qui si tennero le olimpiadi del 2004; se ne vedono ancora le strutture recintate e in stato di degrado. L’ambulatorio occupa una piccola dipendenza che era forse una portineria.

at2Più all’interno i terreni sono stati trasformati dalla popolazione in orti urbani contro la crisi; è sorto un uliveto di duemila alberi.

I vecchi governi ne avevano decretato la svendita: seicento ettari di costa per un milione di euro; indubbiamente un lauto affare per la speculazione edilizia. Syriza, col programma di Salonicco che la portò al primo governo, l’aveva invece pensato come un immenso parco pubblico ed archeologico, con il recupero a scopo sociale delle strutture. Ora l’accettazione del memorandum ne comporta la privatizzazione immediata; esisterebbe già l’acquirente, un magnate greco con capitali e immobiliari in Svizzera .

Se la lotta popolare, che continua nonostante il silenzio dei mass media mondiali ed ha progettato l’allargamento di uliveti, frutteti ed orti urbani, dovesse uscire sconfitta, l’ambulatorio sarà sfrattato.

Sostenerlo e farlo vivere significa anche questo: mettere una zeppa in più negli ingranaggi di un potere che vive sulla devastazione dei popoli e della Terra.

Lungo la IMG_5732-300x199strada del ritorno ci accompagna un viale di grandi eucalipti ; il vento improvvisamente freddo si impiglia nei festoni argentei dei loro rami portandone lontano foglie e aromi. Al di la delle reti i piazzali aridi e polverosi dell’estate ora hanno larghe chiazze di verde tenero e piccoli fiori gialli. Anche la natura sembra attendere, sospesa, i giorni che verranno.

Diario Ateniese. Ultima sera ad Ambelokipi

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Giovedì 24 settembre, sera, quartiere di Ambelokipi.
Il comitato locale di Laikì Enotita, Unità Popolare, si riunisce per valutare i risultati elettorali, ma soprattutto per interrogarsi sul futuro.
La saletta è piena: persone di tutte le età, tanti i giovani e le donne, qualche vecchio militante che ha vissuto l’occupazione nazista e i tempi durissimi della guerra civile , molti anziani perseguitati ed esuli ai tempi dei colonnelli, ma anche gente comune, senza un passato politico particolare, attivatisi nei comitati del NO Memorandum.
Temevo di trovare un’assemblea triste, scoraggiata e astiosa; invece mi trovo ad ascoltare interventi lucidi e coraggiosi, che analizzano a fondo la sconfitta, ma non concedono spazio alla disperazione né si lasciano inghiottire da quello che un intervenuto definisce “il deserto del reale, la desertificazione della società, non casuale, disegnata da coloro che hanno le regole del mondo tra le mani”.
All’interno di tale deserto il successo elettorale di Syriza non è una solida vittoria della volontà popolare, ma soltanto un miraggio, la fata morgana che nasconde il vuoto orizzonte e la morte vicina.
Anche la sconfitta di Unità Popolare e la sua esclusione dal Parlamento, rapportata alla futura devastazione, ha un valore relativo.
Tale la prospettiva in cui sono analizzate le cause dell’insuccesso, oggettive ( il poco tempo per prepararsi elettoralmente e per creare un fronte comune , la povertà dei mezzi di propaganda, l’oscuramento massmediatico) e soggettive ( il fatto di essere percepiti come “troppo” o come “troppo poco”, salto nel buio dell’uscita dall’euro, o, al contrario, propaggine di Syriza; il voto utile a Syriza per scongiurare la vittoria delle destre; l’effetto “leader carismatico” , a detta dei vecchi compagni tipica dell’elettorato greco, che questa volta ha favorito Tsipras).2015-09-16 20.56.51
Parecchi interventi sottolineano la vera novità elettorale: l’accresciuto numero delle astensioni: quasi la metà degli aventi diritto non si è recata alle urne: hanno rinunciato a votare i nuovi elettori diciottenni, almeno il 70% dei giovani disoccupati, sicuramente chi aveva visto il voto di gennaio a Syriza e il NO referendario come ultima spiaggia ed ora deluso torna a casa.

“ E’ l’astensione a denunciare l’inadeguatezza della classe politica presente rispetto ai tempi di ferro e fuoco che verranno, lo scippo ai danni del potere popolare, l’ottusa indifferenza dell’acropoli, rispetto alla morte per fame dell’agorà. Ma l’astensione è anche urlo di ribellione, serbatoio di lotte future, senza concedere più deleghe”.
Pur nelle sfumature diverse delle analisi, l’assemblea è unita nell’immaginare un futuro per Unità Popolare. Sono i più giovani a dirlo con le parole più semplici e chiare: “Non dobbiamo sentirci vinti perché non siamo in Parlamento: avremo più tempo è minori condizionamenti per lavorare fuori, attraverso la democrazia diretta, una solidarietà tra oppressi che non sia solo di facciata, ma trovi strumenti concreti di ribellione…”. “Il nostro programma deve rispondere a quale società vogliamo. Per trovare vie d’uscita non possiamo chiuderci in recinti identitari, ma essere compagni di strada a coloro che, senza mediazioni e tatticismi, vogliono davvero un mondo più giusto e vivibile per tutti. Dobbiamo investire sulla rabbia, non per fomentarla, ma per sostanziarla e le si dà sostanza solo con i movimenti….”. ”Contro il memorandum, contro la miseria indotta che ci uccide dobbiamo rompere le società virtuali, smettere di pagare le tasse, i mutui, l’elettricità…Tutti insieme possiamo resistere: i terreni possono essere coltivati, i lavoratori organizzati, i saperi e i beni collettivi salvaguardati, i legami di lotta estesi a tutto il mondo….”.

Dunque il cammino non è finito, e, per affrontarlo, è necessario organizzarsi: ” Organizzarci non solo sui territori, ma sui posti di lavoro, nella terra di nessuno della indigenza e della precarietà. Dobbiamo mettere punto e basta alla nostra disperazione. Certo è presto per prevedere l’intensità e la durata di quel che ci succederà, ma è fondamentale agire subito, darci un programma concreto e praticabile e su questo creareatene-quartieri-poveri-_da-www_flipnews_org_ un fronte, inclusivo, con la memoria del passato e la responsabilità verso il futuro…”.
Prende la parola un anziano, ultraottantenne (al suo arrivo era stato festeggiato da tutti). Non ha analisi da fare, solo una poesia, sua, da leggere. La legge con voce rotta di commozione:

“ Si deve.

Ti hanno dichiarato guerra, operaio.
Nella lotta ìmpari, impàra qualcosa.
Non lasciare lo scudo per terra
la lancia e l’arco, la speranza.

Ti hanno dichiarato la guerra: comincia!
Chiudi le orecchie adesso alla sirena,
a coloro che ti hanno insegnato a tacere
che ti hanno insegnato la pazienza…

Devi vivere, devi vivere
nelle strade della lotta mostrarlo.
Devi arrivare, devi arrivare
plasmare la tua nuova società

Ti hanno dichiarato la guerra,
fai la guerra!
I margini sono stretti ormai per te,
senza dubbio, ma dei tuoi sogni
si riflette la paura nei loro occhi.

Devi vivere, devi vivere
sulle strade della lotta mostrarlo
per plasmare una nuova società.”

C’è un silenzio assorto intorno al vecchio che legge e la sua voce ha il timbro e il pathos degli antichi aedi, ma anche la forza dei poeti incarcerati di Makronissos.
Ecco, questa è la Grecia, questo il suo popolo che, anche nei momenti più bui, sa trovare slanci di poesia, la caAcropili-di-Atene-pacità di rialzarsi e rimettersi in cammino.

Quando, dopo gli abbracci e i saluti per i compagni italiani e per il movimento NO TAV, me ne torno alla mia stanzetta ateniese, la luna splende alta nel cielo rasserenato, e il suo grande volto sorride alla città fattasi silenziosa, ai viali lavati dalla pioggia, ai giardini che profumano di gelsomini…
Sorride anche a me che improvvisamente mi sento leggera, libera da quella che qui chiamano la “melancolia di sinistra”, l’oppressione sorda delle vie senza uscita e dei sogni infranti.
Questa luna la ritroverò domani, lontano da qui, fra le mie montagne. La sentirò parlarmi ancora di questa città che amo. E vorrò ritornare .

Ancora nuvole di pioggia su Atene

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Ancora nuvole di pioggia su Atene in questa prima mattina, ma, all’orizzonte, il cielo si fa chiaro e sotto la mia finestra si risveglia la città: rumori di auto, sferragliare dei mezzi di nettezza urbana, le prime voci attraverso le persiane socchiuse di questo alveare umano.
É giunta per me l’ora di tornare alla mia Valle.
Lascio un popolo triste, che aveva immaginato ali d’aquila per spiccare il volo e si è ritrovato con ali di cera, dunque deve ritornare alle consunte scarpe quotidiane per riprendere il cammino. Ma ha provato a volare e il sogno non muore; e quando in un futuro ahimé non lontano il passo quotidiano diventerà impossibile perchè gli saranno tolte scarpe e strada, non si affiderà più ai marchingegni di Dedalo, ma ai possenti abitatori delle montagne
In questi giorni dopo il voto, per capire e immaginare le prosp
ettive, mi sono rivolta a militanti, ma soprattutto a gente comune, operai, nico02studenti, taxisti, commercianti, disoccupati e pensionati.
Ed ecco quanto m
i è parso di cogliere. Con la recente risposta elettorale la gente ha rinunciato al balzo verso l’alto, alla convinzione che fosse il momento dell’assalto al cielo, il NO referendario diceva invece che l’assalto al cielo era possibile.

Certo quel NO coraggioso era isolato, sostenuto in Europa da voci troppo flebili, contrastato duramente non solo dall’ Europa delle banche, ma anche dai governi dei paesi sotto schiaffo che vantavano la propria puntualità nei pagamenti e non volevano “pagare per la Grecia”. Il voto a Syriza è stato il ridimensionamento del viaggio dal mare aperto al piccolo cabotaggio, dal NO Memorandum al COME Memorandum.
Ma la storia non è finita; la buona vecchia talpa non ha rinunciato a scavare e prima o poi sbucherà alla luce.

Diario ateniese

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Diario ateniese. Proletari senza rivoluzione.

Nuvole di temporale nel cielo di Atene, stamattina; la gran luce si è spenta e un vento freddo spira dal mare.
La natura si fa metafora del momento storico.
La vittoria di Syriza appare triste e precaria, posta com’è sotto la spada acuminata di Damocle.
Con la sconfitta di Unità Popolare viene meno una presenza coerente e dignitosa che avrebbe potuto portare nel palazzo la voce delle lotte e si consolida un parlamento pericolosamente squilibrato a destra, che vede crescere Alba Dorata nel Dodecaneso e al nord lungo le vie dell’esodo migratorio, là dove i derelitti in fuga dalle guerre e dalla fame si assiepano alle frontiere della fortezza Europa. Rimane, sì, il KKE, ma isolato e asserragliato.
Fuori dal palazzo c’è una popolazione impoverita e senza illusioni, che si prepara alla tempesta che verrà. L’astensione dal voto è quasi del 50%, segno di chi deluso torna a casa, ma anche di quanti si preparano a trasformare la delusione in conflitto senza deleghe.
Ha veramente poco da gioire il futuro governo Tsipras: gli dei invidiosi e vendicativi che siedono sul trono della fortezza Europa ne hanno già decretato la resa senza condizioni o la morte.
lo sanno bene i sostenitori di Syriza, che dopo i balli e i canti della vittoria, spenti i riflettori delle televisioni, ripiegate le bandiere, sfollavano silenziosi da piazza Klaftimonos, verso i Propilei, incontrando il tendone di Unità Popolare, in quella piazza che, solo otto mesi fa, visse il tripudio della prima, grande, gioiosa vittoria collettiva che prometteva contro il memorandum lotta ferma e coerente.
Sotto quel tendone, ho seguito, insieme alla delegazione italiana,  i risultati elettorali ed ho incontrato delusione sì, ma non abbattimento e men che meno pentimento; si respirava piuttosto la tranquilla tenacia di chi viene da lontano e sa adattare il passo alla  strada che ancora lo aspetta:  “abbiamo affrontato il golpe dei colonnelli, sapremo affrontare il golpe delle banche” ci ha detto un compagno nel salutarci.
La differenza la farà purtroppo il memorandum che da domani, secondo gli impegni, il governo uscito dalle urne dovrà applicare: allora si constaterà concretamente chi ha vinto e chi ha perso.

Dalla piccola stanza che è la mia casa ad Atene vedo scatenarsi la tempesta. Il giorno si è fatto notte; in cielo rotola cupo il carro di Zeus signore del tuono e del fulmine.
Oggi la città sembra precipitare nell’inverno, ma domani il sole tornerà a far splendere giardini e viali lavati dalla pioggia; e ci rimetteremo in cammino.

Il cielo di Atene è giá autunnale

Il cielo di Atene è giá autbandiera_greciaunnale; parlano d’autunno i colori dei giardini, i profumi portati dal vento; un autunno che inonda le antiche rovine, si insinua nel labirinto dei quartieri e va a morire in un tramonto struggente, senza fine.
Atene,città bella e ammutolita.
Cerco e non ritrovo il fervore delle piazze straripanti del gennaio quando Syriza vinse; né ritrovo la fermezzapopolare del NO referendanrio: l’assalto al cielo sembra spento.
In questi giorni di nuove elezioni la delusione pesa come un macigno e la sfiducia del popolo ricade su tutti, perché, quando si spegne la speranza e tardano a ripartire le lotte, si indebolisce anche la consapevolezza della forza collettiva e l’oppressore torna ad essere un moloch invincibile.
Non riesce a scaldare il cuore neppure la folla di bandiere rosse che rimpie piazza Syntagma durante il comizio del KKE ; eppure si è tra militanti fedeli, temprati da lotte di antico corso, abituati a resistere…..
Tornando verso i Propilei per risalire ad Exarchia, incontro piazza Klaftimonos, ora come a gennaio quartier generale elettorale di Siryza. C’è ancora il tendone che solo qualche mese fa ferveva di entusiasmo e di iniziative; è sempre quello lo schermo gigante su cui una moltitudine in tripudio seguì passo passo lo spoglio delle schede: come dimenticare i canti, gli abbracci, la commozione che accolsero l’annuncio della vittoria? Ma questa sera,dallo shermo, Tsipras parla ad una platea vuota, fatta eccezione per quattro attivisti che, in un tavolo d’angolo, preparano materiale elettorale.
Poco lontano, sotto i portici, sui cartoni della loro miseria, dormono alcuni anziani senza casa;uno tiene tra le mani un libro aperto, cerca di lggere, a quest’ora di notte, sotto la luce dei lampioni.Altri derelitti-molti più che in passato, soprattutto donne- ho visto aggirarsi per le vie della città, poco più che ombre.
Intorno si respira un silenzio avvelenato, una calma inquietante, che non durerà.

Addio, Gianni.

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Lo incontrai quasi subito, alla nascita del PRC, a cui avevamo aderito anche noi, provenienti da una storia extraparlamentare, ma attenti a chi, pur con storie diverse dalla nostra, aveva detto NO alla prima guerra del Golfo…
Di lui colsi fin da subito la libertà irriducibile di pensiero, il rigore gramsciano e gobettiano della sua profonda, concreta cultura operaia e antifascista, la capacità di mettersi in discussione.
Il primo incontro fu, in realtà uno scontro, pacato ma fermo, sulla megacentrale idroelettrica di Venaus, che lui sosteneva, vedendola come alternativa al nucleare, mentre noi la criticavamo per l’inutilità, l’impatto ambientale , il taglio delle falde acquifere, la pericolosità degli scavi nelle rocce amiantifere. Egli rifletté sulle nostre ragioni e pochi giorni dopo, mi cercò per regalarmi il diario della sua infanzia in una famiglia operaia e socialista della Torino dove i quartieri popolari si contrapponevano alle “Ville dei pescecani” industriali e gerarchi.
Gianni, il partigiano che non mise mai nel cassetto la sua storia di comunista libertario. Gianni che ricoprì cariche istituzionali senza farsi catturare dalle istituzioni, ma confrontandosi costantemente col popolo che lo aveva espresso.
Gianni, amato dai giovani antagonisti, studenti di ieri (qualcuno, coinvolto da un suo intervento in un’assemblea scolastica, andò per la prima volta a votare, e votò per lui), resistenti di oggi.
Gianni intransigente con gli altri, ma prima di tutto con se stesso, lavoratore infaticabile contro lo sfruttamento dell’ uomo e della natura; capace di dire dei NO e di immaginare progetti alternativi, come quando, contro le fabbriche d’armi ( a Torino, l’Alenia ) si preoccupava di prefigurare una riconversione, a utilizzo civile e sanitario, di professionalità e strutture.
Lo rivedo sempre presente e puntuale ai comitati politici federali, che per lui non furono mai una scadenza burocratica né luoghi per la ratifica di volontà verticistiche, ma momenti di dibattito ai quali, quasi unico, si preparava scrupolosamente, con interventi ragionati e scritti.
Gianni che venne più volte alle Feste in Rosso Valsusine, a raccontarci il suo mitico passato partigiano, il suo incontro con il CHE, in una Cuba assediata dall’embargo USA.
Egli fu uno dei primi a condividere con convinzione il nostro NO TAV e il NO alla guerra che si fecero critica popolare all’avventura del governo Prodi. La sua chiarezza ci manca più che mai, oggi, in questi tempi di confusioni e di opportunismi
Gianni che amava teneramente Pierina, una donna dolce e forte, la sua compagna di sempre, alla cui morte egli non si rassegnò mai.
Gianni che domani ritornerà alla Federazione del PRC e alla Camera del Lavoro, ma riposerà per sempre a Lesa, nella malinconia del Lago Maggiore, per lui luogo di bellezza, patria della mente e del cuore.
Gianni che i compagni e i resistenti della Valle di Susa non dimenticheranno e il cui ricordo porterò con me, domani, nella Grecia che lotta per la vita e per la dignità.

Ad Atene, con la lotta e col cuore.

plaka-2Penso ad Atene. Il cappio dell’Europa dei potenti si sta stringendo ad impiccare un popolo che resiste e propone per tutti altri mondi, un’ altra società, altri futuri, nel silenzio di chi, senza speranza e senza sogni, dimentica che, insieme, si lotta e ci si libera.
Ricordo le strade, i colori, la folla buona, la povertà dignitosa e ribelle di Atene.
Ricordo lo splendore dei viali di aranci, le osterie anarchiche di Exarchia, coi gatti che ti chiedono di condividere il cibo e le stradine piene di ragazzi e di dolcissimi cani.
E mi viene in mente, all’improvviso un negozietto di argenti e pietre dure, azzurro e rosso, nel quartiere di Plaka, in una zona senza traffico turistico, sul versante più impervio dell’Acropoli, con sentieri che si inerpicano tra piccoli cortili e spesso finiscono nel nulla: Mi affascinò la sua misteriosa semplicità affacciata sul ciottolato di una via deserta. Non vi entrai subito, però mi ripromisi di tornarvi. Ma, quando, scendendo dall’Acropoli, ripercorsi quei luoghi, lo stesso quartiere, la stessa strada, non ritrovai la piccola bottega, come se fosse scomparsa nel nulla.
Torno ad Atene, non solo per solidarietà umana e politica, ma come ad un luogo del cuore.

Libertà per i NO EXPO!

images (8)Continuano devastazione e saccheggio portati avanti da Expo.
Devastazione reale connaturata alle Grandi Opere e ai Grandi Eventi.
Devastazione culturale che porta frotte di visitatori pilotati e scolaresche eteroguidate ad imparare modelli di produzione e di vita che sono sfruttamento del Pianeta, devastazione degli ecosistemi ambientali e sociali, dominio della monocultura capitalistica sull’agricoltura di sussistenza legata ai bisogni reali dei territori,devastazione dell’ immaginario collettivo ad opera di mass media sudditi del Grande Fratello imperiale.
Saccheggio che le multinazionali, regine dell’Expo, portano avanti, sistematicamente, contro le popolazioni di tutto il mondo, con l’appropriazione violenta della terra, dell’acqua, dell’aria, dei semi, della sovranità popolare, della salute, della forza lavoro, delle case, delle culture, della bellezza che è componente essenziale della vita.
Expo imperversa, nonostante lo spreco di cibo buttato nei sacchi a perdere di una periferia devastata e affamata, malgrado i lavoratori sfruttati e non pagati, le strutture pericolanti, gli scheletri mafiosi nell’armadio, le connivenze di un sistema politico locale e nazionale che chiama a raccolta i “benpensanti” contro i dissidenti all’Expo, ma difende (e condivide) il sistema affaristico e guerrafondaio che dell’Expo è ragione e linfa vitale.
Intanto restano in carcere i cinque manifestanti del Primo Maggio NO Expo, presi a caso, come loro stessi testimoniano , e accusati di violenza, devastazione e saccheggio, per le vetrine infrante di una banca e l’incendio di alcune autovetture.
Alle donne e agli uomini di buona volontà non può non apparire inaccettabile la sproporzione, intollerabile la repressione, insostenibile il silenzio, urgente la richiesta di scarcerazione di queste ragazze e ragazzi che sono parte di noi, noi che questo sistema senza sogni e senza memoria, subdolo e violento, lo combattiamo, lo combatteremo sempre, a fianco dei popoli del mondo per cui l’Expo è vetrina di sfruttamento, devastazione , morte.

L’ordine dei torturatori

g8-di-genovaLa Corte di Strasburgo sancisce ciò che da quattordici anni ripetono a gran voce coloro che vissero Genova 2001 contro il G8 e quanti, da tante parti del mondo, sentono come inferte a se stessi quelle torture e quelle offese.

Quanto siano violente e impunite le cosiddette “forze dell’ordine” là dove- come nel nostro paese- la parola “democrazia” è una foglia di fico per mascherare l’arbitrio di un potere sempre più arrogante e spregiatore di ogni giustizia, diritto e verità, lo sanno bene gli assassinati di polizia e le loro famiglie, lo sperimentano Carlo giulianidirettamente coloro che si ribellano ai soprusi, sui territori devastati dalle grandi opere, nelle città della fame e degli sfratti, nei luoghi dello sfruttamento e della precarietà.

In Italia mai i Parlamenti hanno varato una legge contro la tortura né esistono segni identificativi sulle divise delle “forze dell’ordine”: il ricatto dei sindacati di polizia e dei sistemi di potere è, da sempre, più forte delle ragioni dei comitati contro la repressione, dei tanti umiliati e offesi che mai hanno trovato ascolto nei palazzi.

32905540_da-qualche-parte-tra-23-37-anni-di-carlo-giuliani-1La sentenza della Corte europea non restituirà certo ad Haidi, Giuliano ed Elena la primavera infranta di Carlo, né basterà per ridare vita agli assassinati nelle camere di sicurezza o lungo le vie crucis degli arresti, ma sarà almeno una conferma alle denunce inascoltate e un riconoscimento per la tenacia di Arnaldo che da anni, in tante assemblee e manifestazioni, forte della sua semplicità e del suo fazzoletto rosso, ripete una verità scomoda, dando voce anche a coloro che voce non hanno mai avuto o non l’hanno più.

arnaldo cestaro-2Non è certo un punto di arrivo, ma un punto di partenza perché la lotta collettiva contro l’ingiustizia sociale, per una vita degna di essere vissuta, trovi nuova forza e attiva, irriducibile speranza.