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NO TAV fino alla vittoria

nico03Si apre il cancello della centrale di Chiomonte davanti alla piccola auto . Per la prima volta, insieme a Marisa, Eleonora, Mario, Ezio, ripercorro la strada vietata da quel giugno del 2011 in cui fu messa in catene la libera repubblica della Maddalena .

Comincia il viaggio, in uno spazio che ci è stato sottratto, ma soprattutto nel tempo, nella memoria viva, che resiste. Un viaggio che fa rabbiosamente male, ma che alimenta le radici di una lotta mai spenta.

Rivedo le vigne immerse nella dolce luce della mattina d’autunno. Dove c’era il presidio d’accoglienza ora stazionano macchine da guerra, garitte e figure in divisa. Qualche vigna è stata abbandonata, l’agriturismo a metà strada appare malinconicamente chiuso.

In alto, tra alberi abbattuti, percorsi stradali cambiati, nuove reti e cancelli, si misura ancor meglio il degrado, la militarizzazione che avanza.

Ma ecco il piazzale della Maddalena, la cantina sociale ormai inaccessibile, il museo in stato d’abbandono : grandi macchie di umidità che invadono la facciata, infissi scrostati, incuria totale. Cerco invano il grande rosaio, la selva profumata di rose rosse che ci accoglieva, fino a quattro anni fa, e parlava di amore appassionato, di resistente bellezza. Sono scomparsi, sostituiti da reti e muri, i grandi cespugli di lavanda il cui profumo riempiva le notti della libera repubblica. Squallore, soldati, mezzi militari posteggiati sul retro, sopra il piccolo cimitero neolitico.

E dov’è la barricata Stalingrado? Ora si criminalizza in tribunale quell’alba epica, nella quale le figlie e i figli della libera repubblica si prepararono a resistere contro l’esercito di luci blu avanzanti dall’autostrada. Allora nel cielo dell’alba splendeva l’ultima stella del mattino. Contro le truppe infinite che sbucavano dalla galleria autostradale e avanzavano sul viadotto, noi avemmo chiaro il senso di quanto fosse superiore al loro apparato bellico la forza della nostra fratellanza, l’invincibile, commovente risorsa che ancora dura e ci dà vita, anche nei momenti più amari.

Ora sotto di noi si stende il cantiere: vi accediamo scortati, dopo la vestizione con casco, giubbotto fosforescente, stivaloni ferrati, mascherina contro le polveri e tappi antirumore.

Scendiamo in mezzo al marasma di edifici, pedane, montacarichi, silos, macchinari, vasconi, blindati, cemento mascherato di vernici verdi, bacini di acque torbide, riflettori, rotaie, cumuli di detriti: una realtà che di solito vediamo da lontano, oltre i muri, dall’alto dei nostri presidi resistenti, di cui si scorgono le bandiere e ci giunge l’ incoraggiamento di quanti sono venuti a condividere questa nostra esperienza di lotta.

Ancora ricordi: qui si dipanava, tra faggi e betulle , la vecchia stradina verso Giaglione. Ed ecco il prato dove, con una giornata di festa popolare, erano stati messi a dimora migliaia di piccoli arbusti, ecco il pilone dell’autostrada su cui resiste il nostro murale. Dove ora ci sono blindati, era sottobosco; qui scorreva un ruscello; qui, al posto del capannone-officina e del piazzale d’asfalto, viveva il bosco dei castagni, giganti centenari che vidi estirpare ad uno ad uno in una primavera di nidi infranti, tra la disperazione degli uccelli.

Ma dove sono le casette sugli alberi, i tendoni del campeggio, quel villaggio di Asterix che visse un’ affollatissima estate ?

2014-09-20 10.52.40Resiste la nostra piccola baita, il tetto ingombro di filo spinato, presidiata da figure in grigioverde: “area sotto sequestro, non ci si può avvicinare”; ma mi avvicino lo stesso, mi appoggio a quei muri che mi rispondono, vivi. Dalla finestrella aperta, protetta da grate, rivedo l’interno e provo un tuffo al cuore: tra le sue mura il tempo si è fermato a quel tragico febbraio 2012 dello sgombero e della caduta di Luca dal traliccio. Sul tavolo c’è ancora una bottiglia d’acqua, scatole di bicarbonato, stoviglie; gli scaffali ancora pieni di vasetti e provviste di cibo, immagazzinate per una resistenza che avevamo immaginato lunghissima. Sulle pareti disegni di bambini, un calendario, fogli ingialliti, la stufetta allora sempre incandescente, ma non abbastanza per vincere il freddo delle notti stellate di Clarea. Di fianco alla piccola baita resiste un magro ciliegio, precario superstite del mare verde che si stendeva lungo il pendìo e diventava bosco di betulle, là dove ora si apre la bocca del tunnel.

Quella bocca ci inghiotte, sul trenino che ci porta nel ventre dell’antica frana, lungo il chilometro di galleria in fondo a cui si acquatta la trivella.

“ Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente…” i versi danteschi mi martellano in testa mentre procediamo tra sbalzi e rumori in “quell’aria sanza tempo tinta”.

Rfoto0536_001-300x225 L’accompagnatore di Ltf magnifica il lavoro svolto, minimizza i rischi, risponde alle domande tecnicamente ferrate di Mario; ma dicono altro lo squallore del luogo, l’estraneità triste degli sparuti operai (non più di quattro) che intravvediamo lungo il percorso, le fenditure della roccia inchiavardata, l’acqua che a un certo punto gocciola dalla volta e scorre sotto i nostri piedi in un fossatello di acqua limpida: il sangue della terra svenata. La “talpa Gea” non sta lavorando; percorriamo a piedi parte dei suoi 200 metri, essenzialmente una pedana metallica su cui stanno armadietti, quadri elettrici, rotaie, tubi di ogni dimensione, il tutto pieno di polvere e di ruggine precoce. Non vediamo la grande testa della trivella.

Il sopralluogo è terminato, il trenino riparte all’indietro. Ritroviamo il piazzale, lo squallore del deserto armato.

Guardo verso le montagne, i boschi che si stendono in alto, lungo la Clarea; vedo, sopra il cantiere, il giardino NO TAV : il piccolo prato sembra di velluto fiorito, sventolano le bandiere, sorridono i volti cari di compagne e compagni con cui condividiamo vita e lotta.

Questa giornata non può finire nel clima fittizio e vischioso di una visita di cortesia.

Incatenarsi per dire la quotidianità di una popolazione cui è negato diritto e parola, le catene di un lavoro che non è lavoro, di un sistema che si fa devastazione sociale, ambientale, economica, culturale; e denunciare il carcere dei nostri figli, la militarizzazione delle nostre vite.

A questo punto l’atmosfera di falsa cortesia va in pezzi, la repressione ritorna repressione, i cortesi funzionari parlano con la voce del tribunale, spuntano le telecamere dell’inquisizione, partono gli insulti massmediatici dei pennivendoli di regime.

Ma più forte delle loro minacce è la canzone NO TAV che giunge di lontano e porta l’eco di tante lotte, da tante parti del mondo.

Mi sento libera e felice, sicura che presto vinceremo.

I popoli in rivolta scrivono la storia. NO TAV fino alla vittoria.

L’Intervista, Dosio: “Con l’Altra Europa allarghiamo le lotte” – Davide Gastaldo

Dal blog di news e controinformazione Buco1996

viewerAttivista e volto storico del Movimento No Tav, impegnata nelle problematiche dell’ambiente, dell’istruzione e non solo. Figlia di operai, è stata insegnante di materie umanistiche dal 1973 al 2006. È protagonista della vita politica e sociale del territorio piemontese e ha partecipato a numerose lotte: contro il mega-elettrodotto “Grand-Ile Moncenisio-Piossasco”, che avrebbe sconvolto la Val di Susa; contro l’autostrada Torino-Bardonecchia; per l’apertura di un liceo scientifico pubblico nella zona della media Val di Susa, che ne era sprovvista. Ha solidarizzato con le lotte sindacali in varie fabbriche del territorio piemontese ed è stata una figura traino della lotta contro il nucleare e la privatizzazione dell’acqua. Da sempre impegnata contro le guerre, dalla Iugoslavia, all’Iraq, all’Afghanistan, si batte per il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese. Continue reading

Da Repubblica.it

105740533-6a8674ba-9e4f-4145-b145-ca0186462877Articolo sulla giornata del 19 Maggio a Torino tratto da Repubblica.it

Selfie con i candidati, bandiere rosse, rigorosamente senza falce e martello, Bella Ciao a chiudere il comizio e “tanta voglia di sinistra”. Il pomeriggio torinese di Alexis Tsipras si gioca tutto tra l’Europa e il locale: quattro ore, compresa la sosta per riposare presso il comitato Arci di via Verdi, tra una stretta di mano e una foto con gli attivisti.

Nonostante la stanchezza per il lungo tour, il leader greco di Syriza cerca di non scordare mai il sorriso e con giacca e camicia, senza cravatta, mostra il volto alternativo della sinistra. Continue reading

Abbattere i muri della “Fortezza Europa”

Da Palermo giunge la notizia di una nuova strage nelle acque di Lampedusa (vedi l’articolo di Repubblica.it).

lampedusa
Di fronte all’ennesima tragedia del mare emergono ancora una volta, in modo drammatico,  tutti i limiti e gli errori delle politiche sull’immigrazione dei Governi europei.
Arriveranno veloci, una dopo l’altra, le dichiarazioni ipocrite di cordoglio e sgomento per le vittime del Mediterraneo da parte dei vertici istituzionali italiani ed europei, ma saranno parole vuote e prive di conseguenze, come sempre. Perchè nessuno fra i nostri governanti ha veramente intenzione di cancellare le misure repressive e discriminatorie che da decenni provocano drammi e sofferenze.
L’unica alternativa a questa continua ecatombe è una riforma radicale delle politiche europee dell’immigrazione.
E’ urgente abbattere i muri della “Fortezza Europa”, che alimenta forme di discriminazione, razzismo e xenofobia. Continue reading

Intervista di Nicoletta da Radio Onda d’Urto

Da Radio Onda d’Urto:

LISTA TSIPRAS: MERCOLEDÌ 26 MARZO INCONTRO A BRESCIA CON DOSIO E PANAGOPOULOS

volantino 26 marzo

Mercoledì 26 marzo alle 20,45 al salone Buozzi della Camera del Lavoro in via Folonari a Brescia è in programma l’incontro dibattito con Nicoletta Dosio, attivista del movimento No Tav, e Argyrios Panagopoulos, giornalista, candidati per L’Altra Europa con Tsipras .

La Dosio è un’attivista e un volto storico del movimento No Tav che si è battuta in questi anni nelle battaglie della Val di Susa.

Per quanto riguarda Panagopoulos è corrispondente da Atene de «Il Manifesto» e giornalista del quotidiano «Avgi» organo di Syriza, il partito della sinistra greca di cui è leader Alexis Tsipras, candidato delle sinistre continentali per la presidenza della Commissione Europea.

Quali sono le motivazioni che hanno spinto Nicoletta Dosio a candidarsi? Ascoltiamola

“Nicoletta Dosio: «Mohamed e l’Europa che lo fa nascere in autostrada»” da popoff.globalist.it

Si nasce in auto perché l’ospedale di Susa è smantellato. Nell’anniversario del Trattato di Roma, una storia che spiega la ferocia dell’Europa [di Checchino Antonini]

Pioveva anche quel giorno a Roma, e faceva freddo. La gente ascoltava sotto l’ombrello i discorsi sulla nuova era che prendeva le mosse dal Campidoglio, che, «dopo il Golgota è il colle più sacro del mondo civile», diceva l’oratore ufficiale. Era il 25 marzo 1957 e veniva firmato il trattato che istituiva la Comunità economica europea (Cee), il Trattato di Roma, assieme a quello della Comunità europea dell’energia atomica (Euratom), che con il trattato sulla Comunità europea del carbone e dell’acciaio (Ceca), firmato a Parigi il 18 aprile del 1951, rappresentano il momento costitutivo delle Comunità europee. Continue reading

RASSEGNA STAMPA LUNA NUOVA 21 marzo

Lettera al Direttore

Dal finestrino il paesaggio corre veloce, troppo perché sia possibile fermarvi lo sguardo. Intorno una varia umanità a capo basso sui computer portatili, concentrata su grafici e numeri o parlottante ai cellulari. In alto schermi che informano sulla velocità di viaggio e riproducono pianure fiorite, tra cui avanzano fiammanti Frecce rosse. A tratti pubblicità gastronomica: oltre ai passeggeri ad Alta Velocità, questo supertreno sforna anche le “specialità gastronomiche italiane” a chi abbia voglia di raggiungere il ristorante viaggiante per un “esclusivo” Servizio Executive.

Sono, con tutto il mio armamentario di zainetto, spille, felpa, bandiera NO TAV, sul Freccia Rossa Torino-Roma. Me ne vergogno, ma non c’è alternativa: aboliti gli Intercity che percorrevano, con un’ora di viaggio in più e a metà prezzo, la dorsale tirrenica, non resta che adattarsi tristemente al TAV (naturalmente per chi possa sborsare 180 euro, altrimenti, “ti attacchi al treno”).

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