Il Bambino e l’Autostrada

autostradaUn bambino nasce, in una piazzola d’autostrada, l’autostrada del Frejus, valle di Susa, valle del TAV, dove anche nascere diventa un problema perché grandi, sporchi interessi l’hanno condannata alla desertificazione.
I genitori abitano a Susa, ma si stanno recando all’Ospedale di Rivoli; infatti Ginecologia di Susa rifiuta il ricovero, non essendo più competente per i “parti a rischio”, da quando i tagli alla spesa pubblica hanno devastato strutture e servizi.
Mentre Il reparto di Ostetricia di Rivoli è sovraffollato, il reparto di Susa ( per il quale era stata decretata la chiusura e che rimane aperto solo grazie alla durissima lotta del comitato mamme e del Movimento NO TAV) si vede negare giorno dopo giorno, mezzi, personale, agibilità.
Così Mohammed nasce sull’auto, assistito unicamente da mamma e papà. I suoi primi vagiti ci dicono che il tempo della pazienza è finito: non ci sarà domani se non ce lo riprenderemo, con la ragione, il cuore, la lotta collettiva che spezza le catene e libera il futuro.

“Ciò che chiamiamo il progresso è questa tempesta”

1619129_1447262978843583_368430592_nRoma, Piazza dell’Indipendenza, traffico del sabato pomeriggio, frotte di turisti che prendono d’assalto le terme di Diocleziano.

La gente gode il sole ai tavolini dei bar, sulle panchine dei giardini.
Ma ecco avanzare, nel caos di veicoli in corsa, due carretti, stracarichi di secchi e indumenti: sono trainati da due donne, anziane, in ciabatte, poveramente vestite. Procedono come in una bolla, lente e affaticate, lo sguardo lontano, di chi si sente invisibile per la vita che lo sfiora e va oltre, indifferente.

E’ l’altra faccia di questo mondo subdolo e violento, fatto di capitali stratosferici e di figure che si rannicchiano sui marciapiedi, senza casa, lavoro, futuro.
Macerie, che l’angelo della storia vorrebbe ricomporre, ma non può, perché “una tempesta lo spinge inesorabilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui 
fino al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso è questa tempesta” (W.Benjamin)