Piazza Castello bloccata.


Ci siamo avvicinati dalla parte dei giardini reali. Anche qui la digos impedisce il passaggio.
Arrivano gruppi di turisti, qualche sportivo in bicicletta o in tenuta da jogging; sostano incerti; di fronte al “divieto d’accesso per manifestazione”, tornano indietro rassegnati .
I manifestanti siamo noi, torinesi e valligiani. Ci ricompattiamo all’angolo di via Cernaia, ma in piazza non entriamo, bloccati dal solito schieramento di robocop in assetto antisommossa.
A poche centinaia di metri, nell’ovattata atmosfera della prefettura, si celebra il rito di sempre: il ministro dell’Interno, il capo della polizia, il prefetto, il questore, il sindaco di Torino. Il tema è l’ “ordine pubblico in Valle di Susa”
I sindaci della Valle di Susa non sono stati invitati, nonostante l’argomento sia la Valle e l’opposizione al TAV.
Certamente fioccheranno encomi istituzionali alle “forze dell’ordine” che da anni ci avvelenano con i lacrimogeni, riempiono di filo spinato i boschi, militarizzano i luoghi della nostra vita.
Noi abbiamo portato in piazza le foto delle compagne e dei compagni ancora sottoposti a carcere e domiciliari.
C’è la foto di Giovanna, vittima di lacrimogeni sparati in faccia e derubricati a “fuoco amico” ( da Genova in poi compare sempre il “sasso lanciato dai manifestanti”, pronto a scagionare le violenze poliziesche).
Ci sono anche le foto scattate qualche giorno fa, durante la nostra più recente manifestazione contro il fortino della Clarea: si vedono poliziotti che sparano lacrimogeni “a misura d’uomo” e lanciano pietre addosso a chi resiste….ma la ministra è venuta ad elogiare e ringraziare questi violenti in divisa.
Dalla manifestazione si alzano voci di denuncia e slogan di lotta: parole semplici e chiare, perché la verità non ha bisogno di fronzoli.
Di fronte a noi un altro mondo, grigio e brutale, l’apparato che difende i grandi sporchi interessi, devastanti per la società e per la natura.
La vampa del mezzogiorno cuoce a fuoco lento quella muraglia di caschi, scudi, stivali, giubbotti antiproiettile. Mentre la truppa si squaglia sotto il sole, i dirigenti e la digos se ne stanno al riparo sotto i portici. Quanto ai personaggi del palazzo, non mancherà per loro un raffinato simposio.
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E’ ormai il primo pomeriggio. Si dirada intorno a noi la folla dei turisti che hanno atteso invano di poter accedere alla piazza ed ai suoi monumenti. Si riempiono i tavolini dei bar. Ministro e relativo apparato saranno ormai altrove, visto che il presidio armato si appresta a rompere le righe.
Anche per noi è ora di far ritorno ai luoghi della nostra vita.
Per raggiungere i mezzi che ci riporteranno in Valle attraversiamo il mercato di porta Palazzo, affollato dai tanti che, avvicinandosi l’ora della chiusura, potranno comprare le rimanenze a prezzi scontati. Le merci esposte sono un tripudio di forme e di colori: frutta, verdure, tutta l’estate sulle bancarelle. Al limite estremo, minuscolo nel suo isolamento, c’è un tavolino che espone erbe aromatiche: mazzi di profumatissima menta, cerfoglio, origano, maggiorana. Intorno, un gruppetto di donne velate: é questo il popolo minuto che, nelle antiche case di ringhiera di quella che fu la Torino operaia, continua a resistere al progetto devastante della città-vetrina in corsa ad alta velocità verso il nulla.