La campanella di casa mia

La campanella di casa mia: è lei la grande protagonista, nei racconti delle “forze dell’ordine”, i carabinieri della caserma di Susa chiamati ieri a testimoniare davanti al tribunale di Torino, sulla pervicacia recidiva delle mie “oltre duecento violazioni degli arresti domiciliari”.
E’ la storia, riveduta e corretta a scopo giudiziario, di quell’autunno-inverno 2016, che ricorderò sempre come uno dei periodi più utili, divertenti e affollati della mia vita.
Una campanella suonata più volte, a tutte le ore, nei giorni feriali e festivi, compresa la notte di Natale, senza mai risposta, se non la comparsa del mio cane Argo e, a volte, l’affacciarsi di Silvano che, puntualmente, confermava la mia assenza.
E, per provare il “delitto” che non ho mai negato, anzi sempre rivendicato, ore di carte e verbali scartabellati dal pubblico ministero e confermati diligentemente dai militi.
Un’anomalia quella rivendicazione, spiazzante per il cosiddetto ordine costituito; la tragica commedia della “Giustizia” improvvisamente inceppata, incapace di nascondere la squallida nudità del re.
Un’anomalia proprio come la mia campanella, rispetto ad un modello di società e di vita in cui tutto è elettrificato, informatizzato, robotizzato, genuflesso al controllo totale del sistema…..il “Progresso”, che si alimenta della devastazione sociale e ambientale e chiama futuro l’abisso verso cui sta correndo, inesorabilmente, a gran velocità.