Divieto di dimora? No, grazie.

5375099Si infittiscono gli impegni. E’ arrivata una nuova misura cautelare: il “divieto di dimora nel Comune di Susa”.
A questo punto Susa diventa una delle mete della mia evasione: il mercato settimanale del martedì, gli scavi che parlano degli antichi Celti e della dominazione romana, il borgo medioevale, il presidio NO TAV e il murale di Blu, ulteriori iniziative del notav tour.
Sarà come tornare a quarant’anni fa, quando a Susa ebbi la mia prima cattedra di ruolo. Allora salivo col treno dalla Bassa Valle. Dal finestrino vedevo con gioia ed emozione venirmi incontro un paesaggio di montagne, paesini arroccati, antichi castelli.
Ogni giorno aspettavo con impazienza di incontrare i miei studenti, per affrontare insieme un percorso di conoscenze che non fu mai abitudinario e banale.
Quanti affetti, quanti progetti in quei tempi di assalto al cielo, quanta forza collettiva di fare e di sapere!
Ma, in fondo, quella luce non si è spenta, il fuoco di quell’utopia è la forza che ci fa vivere e lottare ancora.

Pentole, coperchi e polpettoni

Un vecc1_52-1hio proverbio dice che “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”.
Ed ecco che dalla pentola delle misure cautelari che la procura e il Tribunale di Torino hanno inflitto a piene mani nei confronti del movimento NO TAV e di altre realtà in lotta per dignità e diritti, è uscito un mostruoso polpettone che sta debordando dappertutto ed investe gli stessi improvvidi cuochi.
Evidentemente i “procuratori con l’elmetto” hanno confezionato l’indigesta frittata ed ora, troppo tardi perciò inutilmente, il procuratore capo tenta di districare una situazione così spinosa da essere indistricabile.
Da parte loro i giudici rilevano le contraddizioni e se ne tirano fuori applicando ferreamente la legge.
Ma lasciamo che i morti seppelliscano i loro morti. La verità sta altrove, tra chi testardamente continua a lottare perché non si chiudano gli orizzonti della giustizia e della speranza.
Dunque la mia evasione continua, nei luoghi e con i modi del conflitto di sempre, insieme al popolo NO TAV che si prepara a fronteggiare nuovi attacchi, ad innalzare altre barricate.
Bussoleno,22 dicembre 2016 Nicoletta Dosio

Qui sotto riporto la parte conclusiva dell’ordinanza con cui il Tribunale della Libertà di Torino respinge l’appello della Procura e mi riconferma i domiciliari.
“……………………..
Il PM definisce “innocuo” il “rituale” adottato dalla DOSIO nel dare risalto ai suoi spostamenti in violazione delle misure, pur però ricollegando la sua condotta ad una strategia propria della parte violenta del movimento, la “minoranza illegale”, secondo le stesse parole del PM, cui ella appartiene.
Il PM quindi, escluso che possa essere aggravata la misura nei confronti della DOSIO, propone come soluzione per porre fine alla situazione caratterizzata da una sequela di notizie di reato per evasione quella della revoca della misura, escludendo che si possa invece procedere ad aggravamento, per mancanza di esigenze cautelari anche non di eccezionale rilevanza.
Il themadecidendum non è comunque al momento come uscire da questa sorta di impasse derivante dal comportamento della DOSIO, ma se vi siano le condizioni per la revoca della misura a lei applicata o all’opposto per il suo mantenimento. La tematica dell’aggravamento della misura non risulta invece rilevante, non potendosi far derivare dalla possibilità o meno di aggravare la misura la decisione sulla sua revoca.
Sul punto si deve partire dalle esigenze cautelari ravvisate a suo tempo prima dal GIP, su richiesta del PM, e poi anche da questo Ufficio nel confermare l’ordinanza applicativa. Nella citata ordinanza del 8.7.2016 di questo TL si è rilevato in merito al pericolo di reiterazione, secondo quanto prima riportato, che la DOSIO, come anche esposto dal PM, è una militante estremamente attiva del movimento; la prevenuta aveva già varie denunce per reati commessi nell’ambito di manifestazioni NO TAV. Si è anche valorizzato proprio il suo annunciato rifiuto di sottostare alle misure cautelari a lei applicate come circostanza che ulteriormente confermava la sussistenza del pericolo di reiterazione.
A distanza di sei mesi dall’applicazione della prima, peraltro blanda, misura dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria, la valutazione sulle esigenze cautelari non pare possa mutare. In questo lasso di tempo la DOSIO ha persistito nel suo atteggiamento di opposizione rispetto ai provvedimenti della AG e per quanto esposto dal PM è stata destinataria di una nuova denuncia per violazioni commesse il 4 e il 6 agosto 2016 nuovamente durante una manifestazione in Chiomonte presso il cantiere TAV.
Tale comportamento fa ritenere persistenti le esigenze cautelari; a differenza di quanto ritenuto dal PM, non pare che si possa scindere nel caso di specie la valutazione relativa alla sussistenza delle esigenze cautelari e quella relativa al rispetto della misura. Lo stesso atteggiamento che ha portato la DOSIO alla scelta di non ottemperare alle misure è quello che l’ha portata a concorrere nei reati a lei ascritti in questo procedimento. La prevenuta ritiene di poter mettere le proprie convinzioni al di sopra del rispetto delle norme e giustificabile la loro violazione in nome della causa del movimento cui appartiene, tanto da dare il massimo risalto alla violazione delle misure; tale atteggiamento fa ritenere probabile che la DOSIO, posta in condizioni analoghe a quelle in cui si è trovata il 28.6.2015, porrebbe in essere comportamenti analoghi. Del resto secondo una condivisibile pronuncia della Suprema Corte (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 44946 del 13/09/2016) “in tema di misure cautelari personali, la sussistenza di un pericolo “attuale” di reiterazione del reato va esclusa qualora la condotta criminosa posta in essere si riveli del tutto sporadica ed occasionale, dovendo invece essere affermata qualora – all’esito di una valutazione prognostica fondata sulle modalità del fatto, sulla personalità del soggetto e sul contesto socio-ambientale in cui egli verrà a trovarsi, ove non sottoposto a misure – appaia probabile, anche se non imminente, la commissione di ulteriori reati”. La condotta posta in essere dalla DOSIO lungi dall’essere stata occasionale e sporadica è frutto di una scelta che trova origine in una determinazione illecita rimasta costante ed anzi forse rafforzatasi nei mesi recenti.
Se si può concordare con il PM in merito alla insussistenza delle esigenze di cui alla lettera a) ma anche b) dell’art. 274 c.p.p., stante che la DOSIO si preoccupa di pubblicizzare i suoi spostamenti anche preventivamente, si ritiene invece non condivisibile la sua prospettazione quanto all’assenza del pericolo di reiterazione.
Dato che non viene posto in dubbio che sussistano gravi indizi di colpevolezza, su cui del resto in presenza del rinvio a giudizio non vi è motivo di argomentare ulteriormente, ne risulta che permangono le ragioni a suo tempo poste a sostegno della misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria poi aggravata in seguito all’inottemperanza da parte della DOSIO.
Per quanto esposto, l’istanza di revoca del PM deve essere respinta e va confermata l’ordinanza impugnata.
PQM
Visto l’art. 310 c.p.p.
conferma l’ordinanza impugnata
Così deciso in Torino all’esito dell’udienza del 20 dicembre 2016
Il Presidente
Dott. Daniela COLPO

Il Giudice Est.
Dott. Marta STERPOS

Ritorno in Clarea

Forse è il ritornare agli inverni della mia infanzia  la gioia, come un senso nuovo di liberazione, che mi invade sul sentiero innevato verso la Clarea. 
I generosi, fedeli compagni di questo mio viaggio camminano assorti, presi dalla magia del tempo e del luogo. Davanti a noi una coltre di soffice candore, non ancora violata da orma umana, segnata solo dalle brevi tracce delle creature del bosco, scese verso le vigne a cercare l’erba delle crode riparate: ecco il passaggio del cervo, l’impronta bipartita del capriolo,la pennellata della lepre, il passo pesante del cinghiale.
I grandi castagni, i ciliegi selvatici, le contorte roverelle accompagnano il nostro andare, mentre qualche raro frullo d’ali ci fa piovere addosso dagli alberi una neve leggera .
15665638_226787094429303_7515922680446746283_n Ma ecco, ad una svolta, assieme all’autostrada, come una coltellata, apparire il cantiere; disteso in lunghezza, sozzo di fumi e di macchine, sovrastato da una montagna di smarino velenoso, su cui la neve non dura: un paesaggio di morte incombente su vigne ed albereti che gli fanno da sfondo, immersi nel sonno invernale , ignari che per loro, vittime del progettato svincolo autostradale, non ci sarà primavera.

unnamed-7Un tempo la voce del Clarea si indovinava di lontano, già dalla discesa verso i mulini ; ora è il suono dei macchinari quello che ci investe e ci accompagna come un irritante tormentone.
Eppure, per chi arriva sul ponticello e guarda in alto, verso i calanchi di Pian delle Ruine, il torrente che scende tra la fitta boscaglia creando piccole cascate e pozze profonde, mormora ancora l’antica canzone, parla della bellezza e della forza di una natura più tenace e saggia delle umane devastazioni.

unnamed-2Non so se sia il ricordo di un paradiso perduto o la premonizione di un futuro liberato che mi dona la rara felicità di questi attimi, mentre, appoggiata alla spalletta del ponte, guardo lo scorrere dell’acqua e intorno riprende a cadere la neve.
Nel cantiere non appare figura umana, solo uno scarrucolare di automi, di nastri trasportatori tra il fumo denso di detriti che, usciti dai quaranta gradi della galleria “geognostica”, vengono accumulati senza sosta, a cielo aperto.
Che ci fa tra tanto orrore la nostra piccola baita, così indifesa, probabilmente usata come riparo dai militari a guardia dei cancelli, come mostra il telo mimetico messo a schermo della finestrella aperta sulla strada?
Dopo una breve sosta alla tettoia pavesata di bandiere NO TAV, punto di vedetta e di socialità 15589640_226785897762756_3892124363746880544_nper chi sale in Clarea, ritorniamo sui nostri passi. Il ritorno è triste, il cammino improvvisamente faticoso: ma continueremo a denti stretti e, come sempre, insieme.

Calzerò gli scarponi e andrò in Clarea, non in tribunale.

15998_10200137321340466_329157138_n-300x225Nevica. Una neve sottile, che bagna la terra senza ancora fermarsi; ora che è sera, si intravede appena, come una pioggia ghiacciata contro il giallo dei lampioni.

In cortile i passeri stanno riparati sotto l’edera, occhieggiano di tra il fogliame; qualche breve volo per becchettare le briciole di pane, tributo quotidiano alla loro dolce e petulante presenza.

La sera che scende rapida e silenziosa potrebbe essere l’ultima delle misure preventive che sistematicamente ho violato. Domani si consumerà l’atto conclusivo del teatrino tra la procura di Torino che, colpita dal boomerang delle sue stesse determinazioni, chiede di annullare nei miei confronti arresti domiciliari diventati l’emblema di un un’ingiustizia rifiutata per questo ingestibile, ed il tribunale che ha ribadito tali arresti.

Non assisterò alla rappresentazione ridicola e insieme inquietante di una “giustizia” che nulla ha da proclamare se non la propria iniquità ed impotenza. Non mi coinvolgono le loro decisioni, quali che siano,

La mia evasione dalle loro imposizioni è diventata per me una via senza ritorno, una speranza di liberazione collettiva troppo grande perché possa essere ridotta ai calcoli meschini sulla partita di giro del dare e dell’avere.

Dalla finestra della mia tiepida stanza vedo la nevicata farsi più fitta.

Domattina calzerò gli scarponi e andrò in Clarea, ritroverò un sentiero di splendente candore ed alberi come grandi, soffici nuvole. Mi guideranno le tracce degli animali del bosco e forse, in tutta quella primigenia innocenza, il cantiere sarà scomparso, come un brutto sogno che l’alba cancella.

Argo

2014-06-30-16-01-43Si può andare ad un processo dal quale ci si aspetta una condanna, andarci forzatamente, prelevati dai carabinieri e, nonostante tutto, essere felici.

C’è quel cielo dell’alba là in fondo,che dilaga sui prati coperti di brina, sui grigi capannoni della periferia, e si impiglia nei rami spogli dei viali cittadini.

Il processo al tribunale di Torino si conclude ad alta velocità: una sentenza fulminea – otto mesi senza condizionali – pronunciata prima ancora che gli avvocati abbiano avuto il tempo di indossare la toga, prima ancora che siano state aperte al pubblico le porte dell’aula: altri casi premono, altre vite da passare al tritacarne, nella catena di montaggio della ingiustizia quotidiana.

Fuori dall’aula mi attendono compagne e compagni, qualcuno arrivato da lontano, Milano, Brescia, Roma. Un abbraccio veloce, sottratto alla procedura che mi vuole immediatamente riportata alla casa dei miei affetti, quella che ho lasciato per amore, perché non fosse trasformata nella mia prigione.

downloadEd ecco, dall’autostrada, venirmi incontro una gloria di montagne, una teoria di cime innevate contro il cielo terso, dalla geometria del Monviso, alle sagome delle Alpi Graie che si perdono in lontananza. Ma ad annunciare davvero la Valle sono la Sacra e il Musinè, il profilo inconfondibile del Rocciamelone.

Bussoleno mi accoglie nel tepore di un sole di dicembre che sa già di primavera. Via Torino, via Battisti, via San Lorenzo, i cedri argentei della mia casa, Argo al cancello che uggiola di gioia, sospeso tra l’entusiasmo e l’incredulità. Fra qualche istante mi saranno tutte intorno le dolci creature della mia quotidianità interrotta e mi seguiranno per le stanze, fino al sottotetto dove vivono i miei libri.

Riparto senza voltarmi indietro, per non vedere lo sguardo triste di Argo, attraverso le sbarre.

la legge non è uguale per tutti

Che limagesa legge non sia uguale per tutti non lo scopriamo ora, ma sento il dovere di ribadirlo, dalla mia ostinata e, a quanto pare, invisibile evasione; un’evasione che si sostiene sulla solidarietà da parte del Movimento NO TAV e delle tante realtà resistenti capaci di fare, del nostro paese e del mondo, un luogo dove ha ancora senso vivere e spendere concreta speranza.

Sono cosciente che la mia condizione è l’eccezione che conferma la regola, una regola che viene sistematicamente applicata nei confronti di chi viola le misure cautelari e si oppone alle vessazioni della cosiddetta Giustizia, a Torino come altrove.

Sono convinta che la verità sia rivoluzionaria e che la conoscenza sia diritto di tutti e strumento importante di giustizia sociale, per questo ho deciso di divulgare il documento che accludo.

Richiederebbe un dettagliato commento che ci riproponiamo per il prossimo futuro, ma mi sembra giusto farlo conoscere subito, in modo che possa essere tempestivamente utilizzato per la difesa e per la lotta.

E’ un15442107_1369501716417821_682283270730627986_n documento emesso dalla Procura di Torino (con allegata sentenza del tribunale): una vera e propria dichiarazione politica, emblematica per la sua tortuosità e per le sue disinvolte contraddizioni, da cui si può evincere come il fine giustifichi i mezzi e come il giusto e l’ingiusto, il lecito e l’illecito siano questione non tanto di sostanza, ma di opportunità.

Ne emerge la logica ferrea del sistema, pronto ad usare, di volta in volta, il bastone e la carota per farci schiavi e vittime conniventi.

Un documento il quale dimostra anche che, quando alziamo la testa, scopriamo che “il re è nudo” e che il conflitto collettivo, forte di cuore, di ragione e di responsabilità verso il futuro, paga ed è contagioso: per questo fa paura e vincerà.

Da parte mia, non un passo indietro; e non per “eroismo”, ma per decenza.

 Bussoleno, 13 dicembre 2016 Nicoletta Dosio

Il vento fischia ancora

15355655_10211830922873196_3963246472224951280_nSi sale fra i boschi di castagni, sotto un terso cielo invernale; intorno le montagne innevate splendono al sole. L’unico suono è lo scricchiolio delle foglie d’autunno sotto i passi.
Con noi un partigiano ultranovantenne ed un bimbo di poche settimane, ben protetto dal freddo tra le braccia del padre.
Ci accoglie la breve radura protetta dagli alberi sui quali domina un vecchio castagno, che sicuramente conserva, nel segreto del proprio cuore verde, la memoria di quell’otto dicembre 1943 , il giorno del giuramento partigiano della Garda, col quale nacque la prima formazione partigiana della Valle, una delle prime d’Italia.
Di quella giornata esiste una fotografia: giovani schierati in una fila che dovrebbe essere militarescamente ordinata, ma che conserva una spontaneità per nulla militaresca. Se qualcuno indossa ancora i panni della leva interrotta l’8 settembre, la maggior parte porta gli indumenti dei figli della montagna. Qualche cappello alpino, ma i più col passamontagna. C’è qualche fucile da esibire a presentat arm, ma la stragrande maggioranza ha solo la propria giovanile ribellione.
15355655_10211830922873196_3963246472224951280_nA ricordare quei tempi è Ugo Berga, uno dei ragazzi di allora. Parla per ultimo, dopo gli oratori ufficiali ed il saluto del giovane georgiano giunto in Valsusa seguendo i ricordi di suo nonno partigiano. Poche parole, lontane dalla retorica, capaci di riportare di quei tempi l’utopia, l’urgenza libertaria. Racconta dei compagni trucidati nelle imboscate fasciste o deportati nei lager; parla dei loro sogni adolescenti, ma anche di una Resistenza viva più che mai, della lotta civile che, accanto alla lotta armata, fu forza invincibile e continua ad esserlo, nella nostra Valle come in ogni parte del mondo, là dove esistono ingiustizia e sopraffazione del più forte sul più debole.
Ugo, il più anziano e il più giovane di tutti noi, capace di commuovere e di dare coraggio.
Intorno, le bandiere partigiane si muovono al vento che fischia, ora come allora.


C’è chi dice NO

“Oggi ho15259343_10210254425464303_3993136806642383863_o visto nel corteo tante facce sorridenti…”
Prendo a prestito una canzone di lotta di tanto tempo fa (come si era giovani e fiduciosi allora, quanta speranza, quanta forza di vita e di lotta…) per raccontare il popolo meticcio in cammino lungo le vie di Roma, alla manifestazione per il “NO sociale”.
Da anni non si vedevano questa moltitudine di volti adolescenti, questi sguardi sinceri, vivi di allegra caparbietà. Singolare il contrasto tra il fiume colorato, pieno di irriducibile ironia che avanza lungo le vie, e la buia minaccia delle figure in assetto anti-sommossa, spalleggiate dai blindati, schierate a presidiare i palazzi del sistema.
15289130_10210254677790611_4082064931126135047_oLa città si apre amica intorno a questo camminare che sa di futuro, tra parole e slogan duri e teneri insieme, perché nulla hanno dell’arroganza del potere, ma danno voce ai bisogni inascoltati del presente ed al progetto profetico del mondo che verrà.
L’ultimo tratto di percorso si snoda tra parchi e giardini: certo un espediente della questura per togliere visibilità alla protesta. Ma se tace il rumore della città, parlano i i grandi alberi che si piegano protettivi su di noi e ci sorride un tramonto struggente, con tutte le sfumature del rosso.
15259737_10210254703871263_4860955578252016510_oEd ecco Piazza del Popolo inondata di luci, subito riempita. Intorno al palco che accoglierà gli interventi conclusivi e il concerto finale si stringono decine di migliaia di persone, come un mare di lotte umili e tenaci, un respiro possente di liberazione.
Nel cielo notturno, fuggiti i nuvoloni gonfi di pioggia, splendono le prime stelle.

Per Gabriella

img-20160820-wa0000Cara Gabriella,

è davvero singolare, forse improprio, scriverti una lettera ora che non la potrai leggere, ma mi sembra l’unico modo per parlare di te senza quella retorica e quei formalismi che tanto detestavi.

Tu, nata benestante, scegliesti di condividere la vita e l’impegno con l’altra parte, quella degli ultimi e degli sfruttati.

La tua lunga militanza , passata attraverso Lotta Continua, Democrazia proletaria, Il Circolo “eretico” di Rifondazione Comunista di Bussoleno, il tuo impegno sindacale che ti fece colonna portante dei Cobas, non si sono mai curati degli apparati, ma sempre delle esistenze invisibili, dei bisogni concreti, delle difficoltà dei più deboli e sfruttati, per i quali hai combattuto costantemente, con infinita tenacia.

Insieme a questa mia Valle che resiste, hai condiviso la storia almeno degli ultimi trentacinque anni.

Come dimenticare la rivista Primo piano che conducevi insieme a Pino Bertolino? Fin dagli anni ’80 e finché fu in grado di uscire, ospitò i nostri scritti di denuncia sulla grande mala opera autostradale Torino Bardonecchia, sul lavoro da schiavi alla cava Palli di Meana, sulla vicenda del megaelettrodotto Grand Ile-Moncenisio-Piossasco, sulle tappe dell’opposizione al TAV (il primo scritto risale alla fine anni ’80); e fu la nostra voce nella battaglia per una scuola pubblica, laica, democratica e formativa, per la quale tu, insegnante, ti battesti sempre.

Ma di te voglio ricordare anche i momenti di gioia, l’allegria delle partite a carte, sotto il pergolato della Credenza dopo i pranzi del Primo Maggio o a conclusione delle marce NO TAV.

10347620_696116077197120_2969599671437662455_nPer festeggiare l’8 dicembre dell’anno scorso, volesti partecipare alla marcia, anche se stavi male. Ti accompagnammo in sedia a rotelle, da Susa a Venaus; mi colpì l’entusiasmo quasi fanciullesco di te che, circondata dai compagni più cari e fedeli, ammiravi i luoghi ammantati di boschi autunnali e dipanavi ricordi dei tanti appuntamenti valsusini cui non eri mai mancata.

Quella fu l’unica volta in cui non ti vidi scattare fotografie, ma essere fotografata: istantanee di te ne abbiamo poche, perché eri sempre tu a riprenderci ed a recapitare puntualmente a tutti ritratti che erano veri capolavori di immediatezza e di verità. Anche in questo tu non sceglievi i palchi, ma la strada, i volti senza nome, le storie di cui nessuno parla: non c’è uno di noi che non abbia un tuo ricordo, un’istantanea al corteo, o alle reti, o ai presidi, o in cucina alla Credenza.

La tua macchina fotografica l’ho rivista stamattina, nella stanza dove tu percorrevi gli ultimi tratti di una sentiero faticosissimo. Accanto a te c’era, come sempre Diego, il tuo compagno nell’impegno e nella vita, il tuo grande amore. Sugli scaffali alle pareti, centinaia di fascicoli, le storie delle lotte alle quali hai dedicato le tue cure e la tua esistenza.

Ad un certo punto, dalla finestra socchiusa si è affacciato un gattino, uno di quelli che tu nutrivi.

stormo-migrazioneQuando Diego ci ha richiamati per dirci che era finita, ti ho immaginata fuggire da quel varco, libera e leggera, verso il cielo dove il sole era tornato a vincere i nuvoloni gonfi di pioggia; e dietro a te, in volo come uno stormo di uccelli migratori, le migliaia di volantini che instancabilmente scrivesti, sottraendo tempo al cibo e al sonno, per raccontare il conflitto, per dare voce a chi non ne ha.

Un abbraccio a Diego, a tutti i tuoi cari, alle compagne e ai compagni che ti hanno amata, che ora ti piangono e che ti ricorderanno sempre.

Nell’aurora del mondo che verrà, ai cancelli ci sarai ancora tu con noi, dolce e forte, Gabriella….

Oggi, al tribunale di Torino, per rivendicare l’evasione felice.

«La resistenunnamedza, individuale e collettiva agli atti dei pubblici poteri che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione, è diritto e dovere di ogni cittadino». (Articolo proposto per la Costituzione della Repubblica Italiana del 1948 e non recepito)

Oggi, in quest’aula, rivendico – accanto al diritto di resistenza contro le grandi male opere ed il modello di vita e di società ad esse connesso – la mia evasione e la mia concreta, consapevole opposizione alle misure cautelari inflittemi, via via aggravate dal tribunale di Torino.

Mio intendimento è di denunciare e di oppormi a tali misure, per me e per tutti coloro che, nel movimento NO TAV e in tante altre realtà di lotta allo stato di cose presente, si vedono quotidianamente comminare, dalle procure e dai tribunali, provvedimenti arbitrari e vendicativi.

Anche in questo il movimento NO TAV ha fatto scuola e le pratiche repressive nei suoi confronti si sono rivelate sperimentazione da applicare puntualmente là dove il partito trasversale degli affari e della guerra sente messo in discussione il proprio dominio.

Le misure cosiddette cautelari sono state e sono usate a piene mani e in modo esplicito, quale arma di repressione per criminalizzare il dissenso e negare la libertà di pensiero e di espressione; un avvertimento che la giustizia non è uguale per tutti.

La lodownload-1ro stessa natura di pene inflitte preventivamente, senza un regolare processo, con ampi margini di discrezionalità, le mette a nudo come strumento di giudizio etico-politico volto a colpire ciò che si è, più che ciò che si fa.

I risultati sono riscontrabili costantemente nella storia dei processi contro i militanti NO TAV: mesi di carcere preventivo e domiciliari che, a seguito di regolare processo, si sono tradotti in condanne di pochi mesi con sospensione condizionale della pena; sentenze che non bastano però a cancellare le umiliazioni, la perdita della libertà, la quotidianità negata, la vita messa in manette.

Per quanto mi riguarda, ho fatto convintamente questa scelta di lotta ed intendo portarla fino in fondo. Dichiaro fin da ora che, qualunque sarà il giudizio di questo tribunale nei miei confronti, continuerò a disobbedire, ad oppormi senza mediazioni, con gioia, sostenuta dall’abbraccio fraterno del popolo NO TAV e di quanti non hanno mandato all’ammasso la ragione, il cuore, la dignità. Lo farò per dovere e per affetto nei confronti di chi, come Luca e Giuliano, a differenza mia, per lo stesso mio reato, ha subito il carcere. Lo farò anche per complicità con Jacopo, Eddy e tutti coloro che sono sottoposti ai domiciliari o a qualsiasi altra misura restrittiva.

Coalbrecht-duerer-piccolo-gufome per il gufo di Durer, “il nostro solo crimine è di veder chiaro nella notte”.

Verità perfettamente adattabile al mondo che non si adegua a vivere immobile e sottomesso, in questa notte profonda che cancella diritti, democrazia formale e sostanziale, responsabilità verso il futuro.

Contro il buio mortifero delle casseforti, dei tunnel e delle prigioni noi vediamo chiaro e continuiamo a lottare perché si faccia giorno, sicuri dell’alba che verrà.

Bussoleno, 23 novembre 2016

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++ Convalidato arresto della pasionaria dei No Tav ++
Nicoletta Dosio